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Gunther von Hagens, ribattezzato dai media Dottor Morte, è un anatomopatologo tedesco principalmente noto per aver inventato la tecnica della plastinazione. Questo procedimento permette la conservazione dei corpi umani tramite la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di silicone, che rendono la materia rigida e inodore senza intaccarne la colorazione.
I corpi, dopo aver subito questo trattamento, vengono plasmati in posizioni di vita reale o sezionati per mostrare le varie strutture dell’anatomia umana. Le mostre in cui vengono esposte le salme prendono il nome di Body Worlds e finora hanno accolto un numero sempre maggiore di visitatori. Questi ultimi, all’uscita della mostra, sono invitati a firmare un foglio in cui, se lo desiderano, dichiarano di voler donare all’artista il proprio corpo nel momento del trapasso. Molti di coloro che firmano sembrerebbero usare la plastinazione come un pretesto per superare l’ansia della morte, continuando ad esistere nonostante essa.

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Nonostante il grande successo delle mostre, sono numerose le persone che si scagliano contro l’arte di Von Hagens, ritenendola poco rispettosa nei confronti della morte e della dignità umana. Oltre a questo l’artista è stato chiamato svariate volte in tribunale per difendersi contro accuse riguardanti la legittimità dei cadaveri da lui utilizzati. A sua difesa Von Hagens reclama sempre la legalità della cessione dei corpi e, in merito alle accuse sulla sua moralità, dichiara: «La mostra anatomica di veri corpi umani permette di capire cose uniche del corpo umano sano e malato. Durante la visita vedrete diversi organi in una serie di circostanze differenti. Potrete imparare cose riguardo le loro funzioni e le malattie che li interessano. Infine avrete l’occasione di studiare le diverse e complesse strutture anatomiche dei corpi interi e a sezioni trasversali».
Amo l’opera di Gunther Von Hagens perché a parte l’aver creato una tecnica rivoluzionaria sia in campo medico che in campo artistico, ha permesso a qualunque profano di analizzare i segreti dell’anatomia umana fin a ogni suo piccolo dettaglio. Ciò che prima era accessibile solo dai professionisti del settore ora è visibile da chiunque abbia lo stomaco per guardare se stesso rivoltato come un calzino.

L’artista e scultore iperrealista australiano Ron Mueck, nato a Melbourne nel 1958, ha dato vita alla sua più “grande” e importante opera, il suo nome è “Boy”.
L’opera è stata creata nel 1999, ha raggiunto i 5 metri d’altezza, lavorato su blocchi di polistirolo orizzontali, evocando la crescita di ossa, muscoli e articolazioni, per gli occhi sono stati usati due palloni da calcio mentre i capelli con lenza da pesca. Il tema principale di questa opera è la “paura”.
Ron Mueck- 2
Alla vista dell’opera lo spettatore si chiede se sia gigante l’opera o se sia lui stesso rimpicciolito, questo è determinato dalla paura del bambino e di chi lo osserva. Quel bambino siamo noi e rappresenta la paura di crescere in modo smisurato nei confronti di ciò che ha attorno, non c’è più la paura della morte e dell’invecchiamento ma di essere sproporzionati all’ambiente. L’innocenza diventa timore richiamata dalla posizione a feto del bambino,quasi come se si trovasse ancora nel grembo materno per sentirsi più protetto.