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street art

Credevate che noi di Blart fossimo in vacanza?

In parte avete ragione, un pò di vacanza ce la siamo presa ma per distrarvi da queste giornate così calde e soleggiate (non c’è niente di meglio che stare a casa col computer acceso quando fa fuori caldo) ecco un articolo su un artista particolare che ci ha colpito.

Camminando per strada, dopo aver superato il pezzo di muro costruito coi Lego (leggi qui l’articolo sui Lego) notate una chiavetta usb nel muro. Che dopo aver visto il pezzo di muro precedente tutto colorato e luccicante magari non vi stupite nemmeno, ma si tratta dell’opera di Aram Bartholl, un artista tedesco che cementa le chiavette USB nei muri.

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Perché lo fa?

Per creare una rete di file sharing molto ampia, assolutamente offline e anonima! L’artista ha cominciato nel 2010 a incastonare le chiavette, e all’inizio poca gente le utilizzava, un pò per paura dei virus e un pò perché appena vedi una chiavetta nel muro la tua prima reazione è stupore, non attaccarci il computer e vedere che c’è dentro!

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Su Youtube si trovano dei tutorial su come cementare le chiavette, e esiste un sito dove chiunque inserisca le chiavette nei muri può segnalarlo ad altri utenti. Andando avanti col tempo molta gente ha aderito a questa iniziativa e ci i può trovare di tutto, foto, video, serie tv, film, immagini, lavori grafici e così via!

Se volete cominciare anche voi questa attività di file sharing qua in Italia eccovi il link Youtube per il tutorial e il sito Dead Drops per sapere dove sono posizionate le chiavette e per far sapere dove le posizionate! Speriamo che qualcuno lo faccia e fateci sapere anche a noi di Blart se le metterete da qualche parte, così che potremmo andare a curiosare.

Prima i Lego e ora le chiavette USB. Quali saranno le prossime cose (strane) che troverete nei muri?

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Dismaland (Inghilterra), è una tra le ultime installazioni nel campo dell’arte contemporanea realizzata dal misterioso artista e maestro dello scandalo: Banksy.
Inizialmente pensata per essere un parco divertimenti anti-Disneyland, definito dallo stesso artista ‘non adatto ai bambini’, ha chiuso definitivamente i suoi cancelli. Il motivo non sembrerebbe essere legato all’insuccesso, anzi, fin dall’inizio la critica è stata unanime negli apprezzamenti al progetto e l’elevata richiesta di biglietti avrebbe mandato più volte in crash il sito di vendita.
Per questo motivo la notizia è rimbalzata in pochi giorni sulle principali testate mondiali:”Il castello di Cenerentola, attrazione principale di Dismaland, verrà inviato al campo profughi di Calais per fornire protezione ai rifugiati.” La notizia appare ad ogni modo paradossale e lascia dubbi sulla sua veridicità. Sia per l’ammontare del ricavato, circa 20 milioni di sterline che non sarebbe un aiuto troppo generoso per essere preso sul serio, sia perché in evidente contrasto con la stessa filosofia sulla quale Banksy avrebbe dato vita al progetto, ovvero la necessità di sottolineare i paradossi delle società occidentali in cui divertimento e miseria vengono mescolati sui media, generando indifferenza. Basti pensare che tra una tra le dieci attrazioni realizzate dall’artista britannico, permetterebbe di diventare scafisti e telecomandare finti gommoni carichi di migranti.
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Banksy non si smentisce mai, il velo di mistero che lo avvolge, l’identità sconosciuta. Colpisce ovunque vada, qualunque cosa faccia, fa notizia e desta dubbi e curiosità nella gente. Sembrerebbe essere proprio questo uno dei suoi maggiori divertimenti ed il principale motivo della sua arte. Ci lascia così,affamati e disorientati nell’attesa della prossima mossa.

Prende un comune tombino, un cassonetto, un cartello stradale e aggiunge un elemento del tutto inappropriato, che ne stravolge l’aspetto ed il messaggio. Questo è il modo in cui produce arte lo street artist milanese, che attraverso le sue opere intrise di ironia racconta molte caratteristiche della città e dei suoi abitanti. Ha fatto della città di Milano la sua tela, per fare degli interventi su oggetti metropolitani attribuendogli significati nuovi e cercando di stimolare la riflessione di chi li vede.

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Le sue installazioni hanno come temi principali la povertà e l’abbandono degli ambienti urbani, il consumismo, lo stress cittadino e il rapporto uomo-natura.Come ogni street artist, preferisce rimanere nell’anonimato e lascia alle sue opere il compito di comunicare con il mondo; basta uno spunto, un motivo ornamentale a cui l’occhio si è ormai abituato, per stimolare la creatività dell’artista e regalare nuova vita ad un rifiuto dimenticato o per rendere meno banale un comune arredo urbano. Uno degli ultimi progetti che lo vede coinvolto e che ha stupito molte persone si intitola Borderlife e si trova in alcune aree dismesse tra Lodi e Milano. Questo progetto consiste nel creare mini appartamenti nei tombini, arredati elegantemente e muniti di ogni confort. Se alcune criticità non si possono evitare, tanto vale renderle confortevolispiega Biancoshock. Un progetto provocante e difficile da realizzare, perché in pochissimo spazio ha dovuto scegliere pochi oggetti da inserire e ha puntato molto sulle piastrelle. Lui ha fatto questi interventi che denunciano, con lo strumento dell’ironia, le condizioni drammatiche dei senzatetto di Bucarest, Romania, che in oltre tremila vivono nelle fogne della città. Borderlife, infatti, vuol dire vita al limite, una vita di emarginati che sono costretti a vivere lontani dalla luce e che invece Biancoshock vuole far uscire allo scoperto, in modo che tutti possano aprire gli occhi sul disagio nel mondo.