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scenografia

Doug e Mark Starn sono artisti americani, gemelli omozigoti,nati nel 1961. Hanno ricevuto attenzioni internazionali per la prima volta nel 1987 alla biennale Whitney e sono stati rappresentati da Leo Castelli dal 1989 fino alla sua morte nel 1999 Per più di 20 anni gli Starn sono stati prettamente conosciuti per i loro lavori di fotografia concettuale, dove si concentrano soprattutto su Caos, Interconnessioni e Interdipendenze.
Per oltre due decadi hanno combattuto contro la categorizzazione dell’arte, combinando discipline tradizionali con la fotografia, la scultura e l’architettura, la cui opera più conosciuta si ritrova nelle varie proposte di Big Bamboo.
Vi sono state moltissime serie di quest’installazione, ad esempio quella del 2012 per il museo MACRO Testaccio a Roma, dove questa abitabile costruzione di oltre 40 metri d’altezza, poteva ospitare più di 60 persone. Big Bamboo suggerisce la complessità e l’energia sempre crescente e il continuo cambiamento degli organismi. Gli Starn hanno un laboratorio a New York dove continuano la costruzione del primo Big Bamboo che adesso conta più di 2500 parti di bambù. Trovo molto interessanti questi artisti perché, in un certo senso, riescono a fondere l’installazione con il mio principale interesse, ovvero la scenografia. Mi piace molto il loro senso di connessione con la natura e l’utilizzo di enormi spazi urbani per le loro creazioni.

Kristoffer Zetterstrand nasce a Stoccolma il 27 Settembre 1973, studia alla Royal University College of Fine Arts di Stoccolma e alla Facultad de Bellas Artes di Madrid. Nonostante la base tradizionale delle sue opere, si è però contraddistinto per i suoi lavori 3D creati con la computer grafica: sia nel mondo reale, su tele, ma anche in quello virtuale, con quadri inseriti all’interno di videogiochi celebri.
Il suo particolare stile nasce dall’interesse per l’arte e per il mondo dei videogiochi, non solo in tre dimensioni, ma anche 2D degli anni ’60-’70-’80. Si può notare da alcuni dipinti, basati su cubi nel mondo di Minecraft,o nel videogioco Counter Stike, in cui li inserisce negli sfondi all’interno di scene visualizzabili solo in date circostanze.

bathers

I suoi lavori però non si limitano a questo, lavora anche su tele, pannelli e altri ancora, creando dei collage di immagini dipinte a olio, inchiostro, materiali vinilici; alcuni suoi lavori sono rappresentazioni più classiche, altre sono scenografie, ma anche mix di immagini tratte da videogames vintage e immagini tradizionali della storia dell’arte. I suoi studi si organizzano su programmi grafici, osserva gli spazi occupati da ogni parte dell’immagine, le figure, gli sfondi, i colori. L’artista dimostra come si possano unire diversi metodi di comunicazione, diversi tipi di arte, il virtuale e il reale, il classico e l’innovativo; estraendo da un mondo di numeri delle immagini e mettendole su tela, andando anche oltre, Kristoffer Zetterstrand è riuscito anche a fare il contrario, inserire all’interno di mondi interattivi delle opere d’arte, rendendo più sottile la linea che rende i videogiochi accessibili alla definizione di ‘opere artistiche’, cosa che negli ultimi anni sta sempre più prendendo piede.
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