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fotografia

Partiamo innanzitutto dalla base, avete presente che cos’è il light painting? E’ una tecnica con cui si può dipingere con la luce. Occorrente: una macchina fotografica e una luce, qualsiasi.

Il primo a sperimentarla fu Pablo Picasso, il pioniere del movimento cubista, nonché scultore, scenografo, ceramista e incisore. Nel 1949 il fotografo Gjon Mili, immortalò una serie di ‘disegni di luce’ prodotti dall’artista con una piccola luce elettrica in una stanza buia.

Lasciando aperto l’otturatore della fotocamera e tracciando segni luminosi in aria, si possono creare immagini spettacolari.

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Ritratti di luce – Light painting e altre meraviglie è il laboratorio con il quale l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova ha partecipato al Festival della Scienza 2016 che aveva come parola chiave segni. 

L’evento è stato curato e coordinato dai docenti dei corsi di fotografia Alberto Terrile e di illuminotecnica Liliana Iadeluca, insieme ad Angela Di Tomaso che ha realizzato il software per il real time, Luca Carrà, uno sperimentatore del light paiting e alla partecipazione di tanti studenti dell’Accademia, presenti come fotografi, performers, gestori del softwere e dell’accoglienza del pubblico.

Insieme hanno creato una nuova dimensione fatta di luci, colori, proiezioni, accompagnate dai suoni vibranti e ipnotici di Stefano Pulcini.

Il pubblico presente immerso nel buio più completo ha ammirato la performance di light painting, ripresa e proiettata in real time per la prima volta in Italia, rimanendo sorpreso ed entusiasta dalle texture catturate dalla fotocamera.

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Dopo la performance svolta dagli studenti, in molti hanno accettato, bambini e adulti, a provare l’esperienza di dipingere con la luce.

Al termine dell’esibizione del pubblico, nella stessa sala sono stati allestiti due box in cui ogni partecipante dell’evento ha potuto ricevere in omaggio una fotografia, creata su misura da una squadra di studenti armata di macchine fotografiche, torce, oggetti luminosi costruiti a mano, stencil e computer.

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L’occasione per presentare un laboratorio creativo, nuovo e stimolante sia per il pubblico più piccolo sia per i più grandi.

L’evento ha raggiunto la quota di circa 600 presenze!

Se hai partecipato al laboratorio puoi trovare tutte le foto nella pagina ufficiale Facebook Ritratti di Luce -Light painting e altre meraviglie.

 

Hai presente quando cerchi qualcosa in qualche cassetto e da li ne esce un vecchio rullino? Più o meno è stato così anche per il foto giornalista Ron Haviv. 
Noto per aver seguito la caduta del muro di Berlino e la guerra in Jugoslavia, scopre di non aver mai consegnato centinaia di rullini che coprono circa vent’anni della sua carriera e della storia dell’Europa.
Le immagini ritrovate sono di tutti i tipi, dal bianco e nero, a colori, e con formati diversi, dal classico 35mm al 120mm. Definiscono una collezione inestimabile che invita a riflettere sul tempo e sulle nuove tecnologie. Fosse stato in digitale, tutto questo lavoro non avrebbe lo stesso effetto, senza contare di come il tempo ha alterato i colori delle immagini andando a modificare chimicamente senza il volere dello stesso autore.
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L’artista, fondendo analogico e digitale, decide di pubblicare la sua collezione in un sito e in un libro.

Thomas Lamadieu è un artista francese che cammina con il naso all’insù. Le sue fotografie sono finestre che si aprono su molteplici possibilità fantasiose. Egli immortala i frammenti di cielo racchiusi tra i palazzi e interpreta le forme seguendo la sua immaginazione.

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Il suo scopo è quello di reinventare gli spazi urbani, rendendoli luoghi dove la mente possa sconfinare.

La città è concepita come involucro vitale, ma anche stimolo per l’immaginazione. I palazzi così non offrono più impedimento allo sguardo, ma nuovi orizzonti. La sua opera non si ferma alla semplice fotografia, in un lavoro di post-produzione egli sfrutta i ritagli di cielo per delineare figure e profili inventati.

Quando si osservano le foto di Lamadieu sembra di essere catapultati in un mondo parallelo dove, le parti sono invertite, il cielo diventa il mondo che noi sbirciamo, mondo animato da uomini barbuti, donne e animali buffi che sembrano seguirci con lo sguardo.

 

L’artista tenta di distogliere la mente dalle solite strade e i soliti palazzi, invitandoci a soffermarci su ciò che non è apparentemente visibile, ma che è frutto di quanto più naturale e spensierato: la fantasia.

Qui potete trovare il suo sito!

In qualità di autore, ritraggo oramai da trent’anni musicisti, attori, registi e scrittori dai nomi altisonanti anche se per indole mi sento più vicino alle storie dell’uomo comune, storie che ho raccontato attraverso i ritratti iracheni della prima guerra del golfo, i disabili psichici con cui lavoro da tempo, i soggetti laringectomizzati, l’invecchiamento attivo nelle residenze protette col progetto “Indimenticabili”

"Ma che occhi grandi che hai.." Mostra di Alberto Terrile all'Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova.

Ecco cosa dice delle sue opere Alberto Terrile, fotografo pluripremiato (vedere il suo sito per credere) e docente all’Accademia Ligustica di Belle Arti.

Ecco cosa dice delle sue opere Alberto Terrile, fotografo pluripremiato (vedere il suo sito per credere) e docente all'Accademia Ligustica di Belle Arti.

La mostra “Ma che occhi grandi che hai” presenta i suoi lavori scattati nella comunità transgender di Genova, scatti dove si è concentrati appunto sugli occhi. Le Princese sono state colte in vari momenti della loro vita quotidiana, magari mentre avevano lo sguardo perso nel vuoto o nei loro pensieri. Altre foto ritraggono le Princese insieme, che ridono, molti sono scatti rubati o improvvisi ma in ogni foto ciò che è importante è lo sguardo, la storia, le gioie, le sofferenze che si possono cogliere nelle persone che hanno vissuto una vita pregna e densa.

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Per realizzare queste foto c’è stato un lungo periodo di conoscenza reciproco, che poi ha portato a un legame forte tra Terrile e le Princese. Loro lo hanno accolto nelle loro abitazioni mostrando la loro vita più intima e privata e solo dopo un lungo periodo sono stati realizzati questi stupendi lavori. Le foto sono in bianco e nero, scelta stilistica che approvo in pieno poiché sono convinta che delle foto a colori, nonostante l’indiscussa bellezza, non sarebbero riuscite a creare quell’atmosfera di intimità che queste foto regalano. La mostra è solo la prima parte, si dice che ci saranno altre due parti, probabilmente con gli stessi soggetti.

Amo guardare al di sotto di tutto ciò che vive. Credo e pratico una fotografia dove l’etica sposi l’estetica rafforzando così “senso e consapevolezza”.

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Quando fotografo, il mio obiettivo è cogliere l’essenza delle persone attraverso le forme del mondo. Ciò che mostro è pertanto l’equazione tra l’apparire e l’essere, tra l’esterno e l’interno di ogni essere umano.

 

La mostra è visitabile dal 12 maggio all’11 giugno 2016, dal martedì al sabato ore 14.30 – 18.30, presso il Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. L’ingresso è gratuito

 

 

 

 

 

 

Sebastiao Salgado è uno dei più celebri fotografi documentaristi contemporanei. Nato in Brasile ma residente a Parigi, Sebastiao ha saputo incantare il mondo con i suoi scatti monocromatici che ritraggono scorci di natura dimenticati.
Un “Flaherty” contemporaneo perennemente alla ricerca di ambienti dove gli equilibri sono rimasti inalterati: questa è “Genesi”, l’ambizioso progetto che dal 2003 raccoglie più di duecento scatti da ogni parte del mondo: dai ghiacci ai tropici fino ai deserti più aridi, arrivando fino al mare. Da sempre Sebastiao Salgado è stato vicino al tema della salvaguardia dell’ecosistema: il Brasile, sua terra d’origine, è purtroppo celebre per il disboscamento di massa, in particolare per quanto riguarda la foresta amazzonica, gravemente decimata durante gli ultimi decenni.
Proprio da questo punto Salgado ha deciso di intervenire, sostenendo con alcuni progetti la ricostruzione dei medesimi angoli di paradiso che immortala con le sue fotografie.
Dopo aver fatto il giro del mondo tra Rio de Janeiro, Londra, Toronto e Roma i magnifici scatti di Sebastiao Salgado approdano a Genova al Palazzo Ducale, dove sarà possibile ammirarli dal 27 febbraio al 26 giugno 2016.
I suoi migliori scatti sono raccolti in questo link.

Argelia Bravo è nata nel 1962 a Caracas, Venezuela. Ha studiato danza, cinema ed arti plastiche. L’attenzione intorno alla problematica di genere sono sempre state al centro della sua ricerca artistica.
L’artista presenta un progetto dal titolo ‘Si nos importa el bledo!!!’ (Sì che ce ne frega!!!) composto da una serie di foto e video delicati e prepotenti allo stesso tempo, che mostrano uomini dal volto coperto con cespugli di erbacce sul capo, madri incappucciate intente ad allattare: un’iconografia che tratta in modo ludico ma che fa emergere ugualmente la serietà dell’argomento trattato dall’artista.
Compie una critica agli stereotipi della femminilità sia dal punto di vista personale che politico e inoltre utilizza il cibo come elemento identitario. Argelia Bravo celebra l’essenza della donna, proponendo strade che delineano una nuova gestione del potere in cui la forza del diritto femminile emerga e non si parli più di diversità.
Lavora manifestando il proprio pensiero vivendo la sua arte e permettendo allo spettatore di viverla, allo scopo di suscitare la necessità e la voglia che il mondo in cui viviamo cambi radicalmente.
Argelia Bravo ha l’intento di smuovere anche la popolazione maschile con l’intento di cambiare l’attitudine al modello patriarcale e raggiungere così maturità e autocoscienza. L’obbiettivo dell’artista è arduo, quasi utopistico, ma sicuramente molto coraggioso. Le sue opere sconvolgono lo spettatore immergendolo in una consapevolezza quasi inquietante della società che ci circonda. E’ davvero complicato modificare un modello patriarcale che è instaurato e radicato da sempre nella cultura, persone come lei ci danno la speranza che un giorno la nostra società possa cambiare e che si instauri un modello di auto consapevolezza.

Potete vedere qui il video della sua performance qui!

Surrealista e onirico, il lavoro del graphic designer indonesiano Jati Putra Pratama, di Jakarta.
Autore di immagini dall’effetto spiazzante ottenute “piegando” virtualmente delle foto panoramiche e inserendo o sovrapponendo ad esse sfondi e suggestioni diverse.
Un vero maestro del ritocco fotografico, che con l’uso sapiente di sovrapposizioni e ibridazioni riesce a creare effetti davvero d’impatto, affascinanti e stranianti. Impossibile non rimanerne catturati.
Non ha un sito in cui mostrarle tutte, perché per ora il suo è solo un passatempo, ma potete vedere queste e altre immagini da lui create sul profilo Instagram che lo sta rendendo noto in tutto il mondo (93 mila seguaci).
Se vi piace tanto quanto piace a noi ne trovate altri qui sul link Instagram . Buona visione!

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