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Giovedì 6 dicembre è stata inaugurata la mostra MONITORAGGI 6 in  Sala Dogana a Palazzo Ducale, il progetto espositivo a cura del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia Ligustica di Genova.

Monitoraggi è un progetto che il Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte ha avviato con la finalità di indagare quello che avviene in Accademia dal punto di vista della ricerca artistica nei diversi livelli dei corsi di laurea.

FINO AL 23.12.2018
ORARIO APERTURA dal martedì alla domenica ore 15.00 | 20.00
INGRESSO LIBERO

 

Valentina Viviano/Giulia Zini

Storytelling #1, 2018
Installazione, videoproiezione, audio, 12’, led, bottiglie, acqua, fogli, fili

Il lavoro, già allestito per la Notte Bianca 2018 dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, è stato riproposto al pubblico e approfondito per il progetto Monitoraggi. L’installazione, potenzialmente infinita, è legata al tema delle trame, all’arte del raccontare e del raccontarsi, mostrando un interesse per quelle storie personali che a volte rimangono inespresse. Questi concetti sono stati riportati attraverso la proiezione di un video che mostra alcuni momenti delle interviste effettuate a diverse persone sviluppando con ognuna di esse conversazioni libere sui loro pensieri, emozioni, idee, alternate a immagini di acqua e l’esposizione di numerose bottiglie colme d’acqua. Le tracce materiali dei singoli racconti sono presenti attraverso la trascrizione cartacea di interviste; ogni traccia è incorniciata da fili che rimandano al continuo e mutevole flusso delle storie. L’audio è costituito da suoni e rumori simili a gocce che cadono.
Le autrici hanno trovato similitudini tra la narrazione e l’acqua, tra il flusso narrativo e quello vitale, quali la trasparenza, la possibilità di ricerca e introspezione e la delicatezza e la forza che entrambi possono assumere. L’installazione si espande dal video centrale avvolgendo l’osservatore con fili, fogli, luci e bottiglie, dando luogo a una dimensione immersiva.

 

Storytelling 4

Davide Toscano

Senza titolo, 2018
Tecnica mista su carta (acrilico, fusaggine, idropittura, oilbar, pastelli a olio, tempera) otto elementi 40×30 cm.

Il progetto inizia con una selezione delle fotografie filtrate in base alle ispirazioni personali. Ne segue un’elaborazione maturata con vari materiali al fine di far scomparire, emergere e analizzare determinati elementi dell’immagine in base alle risposte estetiche ed emotive che essa riesce a trasmettere. L’opera si occupa di monitorare nella sua interezza le immagini per poi selezionare, identificare e quindi far affiorare o annullare i vari elementi di interesse della composizione.
I lavori, di forte impatto visivo ed emotivo, risaltano anche grazie alla cornice, che porta a osservare le singole immagini cogliendone le specifiche caratteristiche.

 

Senza titolo 2018

Filippo Cotella

Il naufragio del tempo (Andrea Doria), 2018
Matita e china su carta, diffusione audio (voce e registrazione di Jacopo Ottoboni), 2’40’’, cuffie
3 tavole 70 x 100 cm 

Il progetto nasce come elaborato per un esame di storia dell’arte: celebrare la memoria della città prendendo spunto da una visita al Museo del Mare. Le tavole vengono abbozzate durante l’estate ma il crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto, porta l’autore a rielaborarle.
Il soggetto è basato sul naufragio della nave Andrea Doria, avvenuto tra il 25 e il 26 luglio 1956 al largo delle coste americane, che causò la morte di cinquantadue persone tra membri dell’equipaggio e passeggeri. Il transatlantico italiano fu speronato da una nave svedese e causa dell’incidente furono sia la foschia sia alcuni errori umani; il bilancio dei morti e dei feriti fu limitato grazie all’intervento del comandante dell’Andrea Doria.
L’opera si focalizza non sugli avvenimenti ma sulla dimensione emotiva ed è corredata da una riflessione audio sul tempo, un flusso di coscienza incentrato non sulla paura di morire ma sul timore di non aver vissuto abbastanza per poter restituire ad altri ciò che si ha ricevuto. L’ultima tavola è un rimando alla vita del personaggio e, al contempo, un omaggio a Genova e a ciò che essa significa per l’autore.
I fogli fissati alla parete fanno apparire l’opera come una finestra sulla storia, il cui protagonista è il visitatore stesso che, attraverso l’audio, può identificarsi nel passato e confrontarsi con il presente.

 

Il naufragio del tempo

Collettivo PES (Parastoo Dadvar, Elena Grasso, Sadaf Akrad)

Noi siamo qui, 2018
Tessuti misti cuciti a mano, 135×220 cm

L’opera nasce come progetto di arte pubblica, partendo da interessi e culture differenti e basandosi su interviste realizzate nel quartiere genovese della Maddalena, a Genova. Il risultato è una decorazione installativa non permanente, frutto dell’assemblaggio di tessuti e indumenti donati dagli abitanti della zona, che vuole essere il messaggio di chi non se la sente di parlare.
Realizzato in comune dalle tre studentesse, il progetto è metafora di unione, pazienza e collaborazione ed è già stato contestualizzato in alcune aree della città, osservando le interazioni dei passanti.
Il lavoro, corredato dalla scritta “Noi siamo qui”, frase ricorrente estrapolata dalle interviste e ottenuta accorpando fili diversi, è un appello a chi preferisce non considerare la zona della Maddalena, con la speranza che la qualità della vita dei suoi abitanti possa migliorare.

 

Noi siamo qui 2

Anna Icardi/Mauro Casalino

La memoria del ricordo, 2017
Frottage, goffratura, linoleografia su carta, dimensioni varie

L’elemento della composizione, legata alla memoria e al ricordo, prende spunto da un ornamento plastico presente in Accademia, fotografato e rielaborato tramite un programma Adobe, poi inciso e riprodotto tramite tecniche classiche. Si tratta di una compenetrazione tra presente e passato.
I pattern, come la nostra memoria, sono imperfetti e irregolari e gli elementi sono sovrapponibili come possono esserlo i ricordi che si basano sulla collaborazione mnemonica delle persone coinvolte. Vi è anche un rimando al problema della perdita della memoria e all’Alzheimer: la pavimentazione cartacea è fragile, delicata, mutevole, dispersiva e frammentata, come possono esserlo alcuni nostri ricordi.
L’installazione pavimentale, molto colorata e decorativa, incuriosisce il visitatore per il suo aspetto labirintico.

 

Ambiente 2

Luca Del Torto

17532018 Frassino, 2018
Frassino, terra, roccia, foglie, insetti e resina, tondini in ferro. Installazione audio, 14’55”
frassino 90x30x30 cm, supporto 50x27x27 cm

Il titolo nasce dall’abbinamento di due date: il 1753, in cui il frassino è stato classificato scientificamente e inserito per la prima volta nell’albo botanico “Species Plantarum” e il 2018, anno della realizzazione del progetto.
È esplicato in modo scenografico un ragionamento pregresso, che consiste nel rendersi conto della violenza e della prevaricazione che esercitiamo nei confronti di ciò che ci sta attorno, come ad esempio una semplice zolla di terra che, a prima vista, non appare come un organismo vivente.
Il lavoro, accompagnato da una traccia audio dei rumori registrati durante l’espianto, trae in inganno: l’albero appare vivo per cui l’osservatore può pensare a un’operazione di salvaguardia della natura ma, poiché è stato imprigionato nella resina, non ha più vita propria. L’opera, che ha un impatto visivo e sonoro immediato, ha numerose possibili chiavi di lettura che toccano temi sociali, etici, ambientali, morali. Essa vuole rappresentare una pesante violazione nei confronti della natura, così come avviene nella realtà di tutti i giorni.
“Non è una cosa bella, non è una cosa viva.”

 

Frassino

 

Elena Grasso

Segni di scambio, 2018
Frottage a carboncino su carta, 29×21 cm

L’opera, che parte da una ricerca dell’autrice incentrata su una performance e vuole essere una provocazione collettiva, fa riferimento a un passaggio fisico e metaforico di sensazioni, emozioni, comunicazioni tra persone che favoriscono nuovi contatti umani, illustrandone la fragilità e superando al contempo lo spazio privato.
I fogli, attaccati alla parete con scotch di carta per esaltarne fragilità e delicatezza, diventano elementi  tridimensionali nei quali segni e pieghe testimoniano la partecipazione delle persone al progetto.
Scopo dell’azione artistica è quello di provocare una domanda, invitando le persone a interrogarsi sull’importanza del contatto sociale tra individui sconosciuti, avendo più rispetto di ciò che riteniamo estraneo e quindi indifferente.

 

Segni di scambio 2

 

Testo di Carlotta Isola, Comunicazione e Didattica dell’Arte

 

Quest’anno si celebra il centenario dalla nascita del Dadaismo e per festeggiare l’Accademia Ligustica di Belle Arti in collaborazione con il Conservatorio Niccolò Paganini, hanno organizzato una Notte Bianca il 7 dicembre.

Il tema Dada e la sua poetica coinvolgeranno gli spazi con mostre, laboratori e conferenze.
Tutte le attività sono state curate da Docenti e Studenti che hanno agito insieme riproponendo al pubblico il pensiero Dada in chiave contemporanea e con diverse tecniche espressive.

Anche il team di Blart sarà presente. L’ingresso è gratuito, vi aspettiamo!

Per avere informazioni e il programma completo clicca qui alla pagina officiale dell’evento!

Analizzando il fenomeno DADA in tutte le sue manifestazioni, con particolare attenzione al peso delle parole scritte nei manifesti e nelle poesie, ritagliate e mescolate nei collage, si propongono elaborazioni digitali, che oltre a consentire l’incrocio di diversi linguaggi, permette di esplorare nuove realtà percettive.

Il fotomontaggio è la grande idea fondatrice del DADA. E questa grande idea è lo zoccolo della nostra cultura moderna.

Digital Dada è un progetto realizzato dagli studenti del terzo anno P.A.I. e curato della Prof.ssa Emanuela Filippi in occasione dell’evento ALBA DADA.

  • NONSENSE

Scopri gli autori delle proiezioni e la loro breve descrizione

NONSENSE
di Gabriella Malatesta e Vanessa Paganini
L’opera si base sulla poesia Dada, la quale mette in relazione l’insieme fatto di pura casualità; inoltre, trattiamo il tema della riproducibilità dell’opera già esposto dai Dadaisti ponendo sulla scena “La Pipa” di Magritte. I colori sono stati scelti per rendere più vicino il tutto al presente, in maniera giovane, ricercando i contrasti cromatici.

ABC
di Alessandra Minetti e Valentina Vojvodic
Dada non vuol dire nulla. E questo è un abbecedario del niente.

CAOS
di Giuseppe Petroso
Le attività mediatiche spesso influiscono sulla nostra capacità decisionale. In un’epoca in cui chi detiene il potere sull’informazione possiede gli strumenti per fare sue le attenzioni e i consensi, nella mente delle persone i pensieri, le idee e le ideologie si mescolano e si fondono con il fiume di stimoli esterni in continua pressione. Questo è caos.

Prima di tutto un pensiero.
di Flavio Profumo, Chiaretta Guidi, Chiara Ceragioli
Ogni azione, come ogni opera, dalla più  spontanea e imprevedibile alla più  precisa e sofisticata, nasce dal buio del tutto e si manifesta in noi, sotto forma di pensiero.
Dopo aver preso coscienza di se, diventa idea..

Da2
di Mattia Lopez
Dada compie 100 anni, una festa di compleanno dove viene schernita l’arte.
L’orologio de “La persistenza della memoria” di Dalì è raffigurato come un gelato che si scioglie, il pensiero di Dalì viene etichettato infantile e poco “solido”. La bellezza del “David” di Michelangelo questa volta viene sorpassata da una grandissima sbronza di una serata finita male. Un compleanno senza senso.

URLO
di Valentina Vojvodic e Alessandra Minetti
Cos’è Dada? E’ un miscuglio di vocaboli senza ragione ma con un forte sentimento.

La logica è sempre falsa
di Francesca de Chirico, Sofia Grassi, Giorgia Larosa, Valentina Macciò
Dada è per sempre.
La frase sopra è vera.
La logica è sempre falsa.

SPIRIT
di Simon Biyong
Nel concetto di fare un’illustrazione di stile Dada il lavoro fatto rappresenta la donna come essere spirituale, in stretto legame con l’universo e la sua evoluzione, sapendo il ruolo centrale che lei esercita nel rappresentare l’evoluzione della specie umana.

DAY CAOS
di Anny Duman Defaz
Dada richiede movimento, che è il motivo per cui ho voluto riflettere il caos.

BLABLA
di Luna Taliercio
Blaterare: parlare a sproposito, divulgare con malignità, parlare a vanvera, sostenere argomentazioni vuote e di poco costrutto. Il tutto accostato al famoso orinatoio (Fontana) di Duchamp.

Follia
di Giulia Giorgi, Elena Focardi, Eleonora Ghiglione
“La follia indomabile” odierna immersa nell’atmosfera dadaista.

D come Dada, D come disturbo
di Daniel Ingenito, Federico Casu
Il dadaista decontestualizza il classico e crea il nuovo, distruggendo e trasformando ciò che già c’è.
Due busti scultorei classici distrutti e riempiti da tutto ciò che è ansia ed isteria.
La tecnica accademica è così contaminata da una versione personale del disagio contemporaneo.
Un progetto biparte e bipolare di Niel e Kloro.

sullo sfondo ce scritto dada
di Florian Piovano
Indigestione input input casino

Dada’s Human
di Silvia Reglioni, Sebastiano Toncini
la visione non-sense Dadaista recepita da due persone in uno stesso/unico corpo.

Unire insieme tecnologia arte e acqua, si può fare!

Water Light Graffiti è il progetto di un pannello costituito da migliaia di LED che si accende quando viene in contatto con dell’acqua.

Perché proprio l’acqua? Il liquido crea un ponte elettrico che fa aumentare la potenza del LED, accendendolo.
Per disegnare con la luce, quindi accenderli, si possono usare pennelli, pistole ad acqua, spugne e vaporizzatori,  basta anche un dito bagnato.

L’installazione progettata da Antonin Fourneau e dal suo gruppo Digitalarti Artlab è una parete da riempire di scritte, disegni, messaggi, situata nello spazio urbano a disposizione di tutti.

E’ un’esperienza magica, indipendentemente dall’età del pubblico o dalla sua sensibilità artistica.
L’installazione è stata inaugurata a Poitiers, in Francia.

Qui sopra allegato il video integrale, dalla creazione all’interazione con il pubblico.

Partiamo innanzitutto dalla base, avete presente che cos’è il light painting? E’ una tecnica con cui si può dipingere con la luce. Occorrente: una macchina fotografica e una luce, qualsiasi.

Il primo a sperimentarla fu Pablo Picasso, il pioniere del movimento cubista, nonché scultore, scenografo, ceramista e incisore. Nel 1949 il fotografo Gjon Mili, immortalò una serie di ‘disegni di luce’ prodotti dall’artista con una piccola luce elettrica in una stanza buia.

Lasciando aperto l’otturatore della fotocamera e tracciando segni luminosi in aria, si possono creare immagini spettacolari.

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Ritratti di luce – Light painting e altre meraviglie è il laboratorio con il quale l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova ha partecipato al Festival della Scienza 2016 che aveva come parola chiave segni. 

L’evento è stato curato e coordinato dai docenti dei corsi di fotografia Alberto Terrile e di illuminotecnica Liliana Iadeluca, insieme ad Angela Di Tomaso che ha realizzato il software per il real time, Luca Carrà, uno sperimentatore del light paiting e alla partecipazione di tanti studenti dell’Accademia, presenti come fotografi, performers, gestori del softwere e dell’accoglienza del pubblico.

Insieme hanno creato una nuova dimensione fatta di luci, colori, proiezioni, accompagnate dai suoni vibranti e ipnotici di Stefano Pulcini.

Il pubblico presente immerso nel buio più completo ha ammirato la performance di light painting, ripresa e proiettata in real time per la prima volta in Italia, rimanendo sorpreso ed entusiasta dalle texture catturate dalla fotocamera.

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Dopo la performance svolta dagli studenti, in molti hanno accettato, bambini e adulti, a provare l’esperienza di dipingere con la luce.

Al termine dell’esibizione del pubblico, nella stessa sala sono stati allestiti due box in cui ogni partecipante dell’evento ha potuto ricevere in omaggio una fotografia, creata su misura da una squadra di studenti armata di macchine fotografiche, torce, oggetti luminosi costruiti a mano, stencil e computer.

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L’occasione per presentare un laboratorio creativo, nuovo e stimolante sia per il pubblico più piccolo sia per i più grandi.

L’evento ha raggiunto la quota di circa 600 presenze!

Se hai partecipato al laboratorio puoi trovare tutte le foto nella pagina ufficiale Facebook Ritratti di Luce -Light painting e altre meraviglie.

 

Comincia l’autunno, le giornate si accorciano, le ore di luce diminuiscono e voi, per fortuna, non siete finiti in un augurio un pò malinconico e pessimista di Facebook.

Scherzi a parte, ora che sta cominciando l’autunno, cominciano nuove mostre a Villa Croce e come si può intuire dal titolo, non solo. Ecco cosa ci viene detto riguardo alla nuova esposizione:

A undici anni dalla morte di Aldo Mondino (Torino, 1938-2005), il Museo di Villa Croce, in collaborazione conl’Archivio Aldo Mondino e Palazzo della Meridiana, presenta:

Aldo Mondino. Moderno, Post-moderno, Contemporaneo

 

Noi di Blart siamo andati all’anteprima stampa in questa nuova mostra che ha opere esposte in molti bellissimi luoghi di Genova. E ovviamente abbiamo fatto delle foto per incuriosirvi!

 

Il percorso è una specie di “caccia al tesoro” e a mio avviso si può percorrere tutto il tragitto a piedi, anche senza l’ausilio di autobus per godersi la città.

Prima tappa a Villa Croce dove c’è la parte più sostanziosa della mostra, con il periodo di Aldo Mondino più Pop e con opere realizzate in linoleum, cioccolato, torrone e marshmallow (si avete capito bene!). La “caccia” prosegue in alcuni dei luoghi più belli di Genova, tra cui Palazzo Ducale, la Casa di Colombo, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, Palazzo Reale, le sale dell’Acquario e ultimo, ma non meno importante, Palazzo della Meridiana dove la mostra si conclude con delle atmosfere calde e avvolgenti in cui si possono ammirare dei dipinti dallo stile unico.

 Ci è piaciuta molto la collocazione delle varie opere e questo aiuterà chi vuole visitare la mostra appieno a godersi oltre le opere, anche la città e soprattutto i palazzi in cui sono state accolte le opere. Le varie sculture, installazioni e dipinti si amalgamano bene con le sale in cui sono state esposte, e la contrapposizione tra nuovo e antico risulta molto piacevole, e per nulla banale.

La mostra è a cura di Ilaria Bonacossa ed è in collaborazione con Archivio Aldo Mondino

…ci spinge a scoprire la medievale Casa di Colombo, stupendoci con la superba monumentalità di Palazzo Ducale, per entrare nei saloni da ballo dei famosi Palazzi di Strada Nuova; dopo averci fatto affacciare sul mare delle terrazze di Palazzo Reale, ci immerge sottacqua nelle sale dell’Acquario, guidandoci no al meraviglioso atrio liberty di Palazzo della Meridiana.

 

Dove sarà la mostra: Museo d’arte contemporanea Villa Croce e Palazzo della Meridiana
Installazioni a Palazzo Ducale / Palazzo Rosso / Palazzo Bianco / Palazzo Reale / Casa di Colombo / Acquario di Genova

Quando: 24 settembre – 27 novembre 2016
Opening 23 settembre, dalle 18.00 alle 21.00

Non siete ancora riusciti a visitare la mostra?

Nessun problema poichè è stata prorogata fino a domenica 8 Gennaio 2017

(chiuderà invece, come previsto, quella a Palazzo della Meridiana)

Speriamo che le foto vi incuriosiscano e vi facciano andare a questa caccia al tesoro per la città!

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Villa Croce
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Villa Croce
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Villa Croce
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Villa Croce
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Palazzo Reale
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Palazzo Reale
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Palazzo Rosso
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Palazzo Rosso
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Palazzo Bianco
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Palazzo della Meridiana
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Palazzo della Meridiana
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Palazzo della Meridiana
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Palazzo della Meridiana
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Palazzo della Meridiana
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Palazzo della Meridiana

Credevate che noi di Blart fossimo in vacanza?

In parte avete ragione, un pò di vacanza ce la siamo presa ma per distrarvi da queste giornate così calde e soleggiate (non c’è niente di meglio che stare a casa col computer acceso quando fa fuori caldo) ecco un articolo su un artista particolare che ci ha colpito.

Camminando per strada, dopo aver superato il pezzo di muro costruito coi Lego (leggi qui l’articolo sui Lego) notate una chiavetta usb nel muro. Che dopo aver visto il pezzo di muro precedente tutto colorato e luccicante magari non vi stupite nemmeno, ma si tratta dell’opera di Aram Bartholl, un artista tedesco che cementa le chiavette USB nei muri.

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Perché lo fa?

Per creare una rete di file sharing molto ampia, assolutamente offline e anonima! L’artista ha cominciato nel 2010 a incastonare le chiavette, e all’inizio poca gente le utilizzava, un pò per paura dei virus e un pò perché appena vedi una chiavetta nel muro la tua prima reazione è stupore, non attaccarci il computer e vedere che c’è dentro!

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Su Youtube si trovano dei tutorial su come cementare le chiavette, e esiste un sito dove chiunque inserisca le chiavette nei muri può segnalarlo ad altri utenti. Andando avanti col tempo molta gente ha aderito a questa iniziativa e ci i può trovare di tutto, foto, video, serie tv, film, immagini, lavori grafici e così via!

Se volete cominciare anche voi questa attività di file sharing qua in Italia eccovi il link Youtube per il tutorial e il sito Dead Drops per sapere dove sono posizionate le chiavette e per far sapere dove le posizionate! Speriamo che qualcuno lo faccia e fateci sapere anche a noi di Blart se le metterete da qualche parte, così che potremmo andare a curiosare.

Prima i Lego e ora le chiavette USB. Quali saranno le prossime cose (strane) che troverete nei muri?

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Cosa c’è da fare in queste giornate calde, dove al sole ci si scioglie e all’ombra si sta bene ma ci si annoia?

 

In questa piccola/grande Genova c’è un posto dove si può godere del fresco e di opere di arte contemporanea. Dove? A Villa Croce, in Via Ruffini, la struttura museale di arte contemporanea più importante di Genova, al centro di un parco e molto vicina al mare offre moltissime mostre ed eventi per tutto l’anno.

La mostra del momento è SMOKE di Mark Handforth, l’artista internazionale conosciuto per le sue opere colossali, l’esposizione durerà fino al 5 settembre 2016, noi di Blart ci siamo stati per documentarla attraverso le parole e foto per farvi capire che tipo di mostra è, e per farvi venire voglia di andarci!

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Villa Croce presenta SMOKE di Mark Handforth, una mostra che riunisce, opere già esistenti e nuovi lavori, creati in risposta agli ambienti del Museo.

Il titolo della mostra nasce proprio dalla fascinazione dell’artista perla resa grafica della parola “smoke” (fumo) nella segnaletica stradale americana. Per Mark Handforth, SMOKE è insieme parola, segno e indicazione di una condizione ambientale offuscata che determina la dissoluzione della forma e il movimento dei contorni.
Attraversato da continue allusioni all’estetica Pop e Minimal, il lavoro di Handforth declina il rigore di forme plastiche astratte all’interno di una dimensione figurativa immediata e riconoscibile nella quale convivono oggetti prosaici e icone universali. L’ingrandimento delle proporzioni e l’accentuata distorsione degli oggetti quotidiani trasformano radicalmente il rapporto fra lo spettatore e l’opera, mentre lo spazio in cui le sculture sono collocate viene travolto dalla loro una potente energia plastica.

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L’esposizione è stata creata apposta per gli spazi di Villa Croce, l’artista ha fatto vari sopralluoghi per poter allestire una mostra su misura ci racconta Ilaria Bonacossa, Direttore Artistico, per poter dare vita ad un evento unico nel suo genere e non riproducibile in nessun altro ambiente. In questo periodo è stato deciso di proporre delle mostre fresche e leggere per l’estate, nulla di troppo impegnativo ma comunque interessante!

 

Se siete interessati a visitare Villa Croce qui c’è il loro sito, si trovano in via Ruffini 3 qua nella nostra Genova!

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Chi da bambino giocando coi Lego si è mai chiesto come sarebbe un muro, o una casa reale costruita con questi mattoncini colorati?

Io l’avevo fatto a quanto pare anche un ventottenne tedesco, Jan Vormann, se l’è chiesto e lo ha realizzato. Questo giovane artista va in giro per il mondo a “riparare” tutte le crepe che trova con i Lego che conosciamo e con cui abbiamo giocato, e li usa di tutti i colori, saltano all’occhio parecchio in mezzo al grigio della città! L’artista mentre realizza le sue opere si fa aiutare dai passanti e dai curiosi che si avvicinano, che di solito sono perlopiù bambini, ma anche adulti che si lasciano affascinare parecchio da questi piccoli mattoncini colorati ricordandosi di quando erano piccoli.

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Perché lo fa? Per portare un pò di colore in tutte le città che visita, per dare a coloro che fanno sempre quel pezzo di strada per andare a lavoro qualcosa di diverso da guardare, e per stupire tutti quelli che hanno occhio per i dettagli, che girando per la città si accorgono di questi piccoli mattoncini lucenti e colorati che “riparano” una crepa o completano un muro.

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Le opere sono fatte per essere distrutte (purtroppo) molte volte i Lego cadono, o vengono portati via dalle persone ma l’artista sa di questa possibilità ed è consapevole del fatto che non sono opere fatte per durare, come potrebbero esserlo delle opere di Land Art fatte di cemento. Comunque Jan Vormann ha moltissime donazioni (sia in Lego che in denaro) da parte di coloro che apprezzano le sue creazioni e che vogliono continuare a colorare la città!

Amsterdam, 19-06-2009. Design buro 'Platform21' ( www.platform21.nl ) heeft een Repair manifesto opgesteld, waarin ze oproepen tot meer reparaties. Onder het motto "Stop Recycling. Start Repairing" proberen ze mensen na te laten denken over de wegwerp maatschappij. Op de foto zie je een van hun acties waarbij de Duitse kunstenaar Jan Vormann in de Amsterdamse binnenstad een workshop geeft in het repareren van gebouwen met LEGO. Voorbijgangers en toeristen mogen meedoen (zie foto). Voor meer informatie neem contact op met Dewi Pinatih van Platform21 (0614288724). Foto: Johannes Abeling
Foto: Johannes Abeling

E se Jan fosse passato dalla vostra città ma non ve ne foste accorti?

Nessun problema, sul sito Dispatchwork c’è una mappa dove ci sono foto di tutte le opere e gli indirizzi dove sono dislocate quest’ultime! E se siete abbastanza curiosi potete andare a controllare se ci sono ancora e dare il vostro contributo nel caso l’opera si fosse rovinata!

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La prossima volta che camminate per strada nella vostra città fate più attenzione, potreste notare qualcosa di insolitamente colorato su un muro.

Cosa c’è di meglio di una performance?

Una performance fatta all’aperto dagli allievi dell’Accademia! Noi siamo andati a documentare per farvi avere impressioni e soprattutto immagini da poter vedere. La performance è stata realizzata dagli allievi del corso “Tecniche performative per le arti visive” tenuto da Cesare Viel in collaborazione con Enrico Campanati.

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Venerdì 17 giugno sotto il sole caldo di questa estate che sta cominciando e accompagnati dall’odore delle spezie del suq la classe si è esibita nel piazzale al porto antico con una performance molto toccante e coinvolgente, che ha lasciato tutti gli spettatori col fiato sospeso per qualche istante nei momenti più salienti.

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E non solo si sono esibiti un giorno solo, sabato 18, questa volta nel silenzio dell’Accademia, in uno spazio un pò più ristretto che comunque non ha danneggiato per nulla l’atto in sè, hanno ripetuto la performance di fronte ad un altro pubblico.

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Per coloro che non hanno potuto partecipare ecco un paio di scatti di quei due giorni!

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