Sondra Perry è un’artista nata nel 1986 a Perth Amboy (NJ).
Ha studiato presso due prestigiose università di New York: Alfred University e Columbia University e in quest’ultima insegna advanced video. Attualmente vive a Houston. Perry opera attraverso numerosi linguaggi contemporanei prediligendo l’installazione, il video e la performance e affronta temi che si intrecciano con il suo vissuto, le sue radici e la tecnologia. Approcciandosi alla scultura e in particolare alla modellazione e alla lavorazione della ceramica durante gli anni del liceo, l’artista afroamericana comincia sempre più ad acquisire la consapevolezza di poter esprimere la propria personalità, la sua identità e le sue origini attraverso il gesto artistico, passando dalla ceramica alla modellazione 3D che differisce dalla scultura tradizionale per l’ambito in cui si manifesta, cioè quello informatico. I materiali di interesse di Perry sono dunque mutati nel tempo per avvicinarsi alla multimedialità. E’ evidente il suo orientamento verso la tecnologia e non meno importante è l’utilizzo di software Open Source come strumenti principali del proprio operato. In particolar modo l’artista si serve di questi software per rimarcare l’intenzione di voler rendere l’arte più accessibile e democratica. Fin dagli esordi le sue opere si dimostrano pungenti e pregne di significato, mescolando sempre più spesso temi politici con quelli familiari; l’artista crea racconti umoristici e semi autobiografici nel tentativo di far immergere lo spettatore in quello che è il  tema chiave della sua ricerca, la blackness, qualità descritta da un termine non traducibile fedelmente, che è di fatto racconto e rivendicazione delle sue radici.

 

La sua famiglia è spesso presente, come accade in Lineage for a Multiple Monitor Workstation (ipertesto con l’opera nel sito di Perry). L’opera si presenta come una scultura video, nella quale vengono rappresentate in modo autentico e spontaneo le condizioni di una famiglia americana di classe media. Le domande sull’identità e sulla definizione di sé vengono affrontate esplicitamente dall’uso del passamontagna verde indossato da ogni membro della famiglia in varie occasioni. Questo tipo di verde rimanda al chromakey green (o chromakey blue), tecnica di elaborazione video che permette di definire la trasparenza delle zone di un’immagine video rientranti in una certa gamma di colori. In pratica dà la possibilità di “bucare” un determinato colore per poterlo sostituire con altri contenuti video. Il chromakey green dunque allude alla possibilità di una identità creata o soppiantata, poiché ipoteticamente si potrebbe proiettare qualsiasi altro volto o immagine su un individuo, sostituendo il suo volto con uno fittizio. Questa azione però, afferma Perry, non sarà fattibile per via dell’impossibilità pratica della complessa manovra, ma anche per i limiti che la  costruzione di un’identità digitale possiede. Pur supportando un ottimismo digitale l’artista al contempo ne riconosce i limiti. Pensando alla rete come uno spazio semi egualitario, ogni individuo, anche non privilegiato, può riscrivere la propria identità e combattere contro le false rappresentazioni della società, trovare persone e comunità che condividono le stesse idee, trascendendo barriere fisiche e temporali.

L’artista stessa per dimostrare ciò si serve di un avatar che le concede libertà di parola ma che non le permette di rappresentarsi esteticamente in modo fedele alla realtà. Più volte attraverso diverse esposizioni installative Sondra Perry ha indagato il tema del colore e a cosa possono rimandare le diverse tonalità. Lo spettatore, in alcuni casi, si trova immediatamente di fronte a un enorme muro blu e in quel contesto l’artista utilizza ironicamente questo tipo di tonalità per evocare la “schermata blu della morte” (temuta schermata di errore di Windows che avvisa l’utente che il suo computer sta riscontrando un errore di sistema critico che non può essere risolto autonomamente); partendo da ciò si innesca un parallelismo provocatorio con il “blue wall of silence”, vale a dire il presunto codice informale del silenzio tra gli agenti di polizia per non denunciare errori, comportamenti scorretti o crimini di un collega, inclusa la brutalità e la violenza contro la popolazione nera. Generalmente i colori blu e verde vibranti vengono utilizzati perché sono le tonalità più lontane da qualsiasi tipo di incarnato, tuttavia a volte i processori video non riescono a interpretare la pelle più scura come distinta dallo sfondo blu, rendendo così la figura anomala o addirittura invisibile. Qui, il chromakey blue simboleggia l’esperienza vissuta quotidianamente delle persone nere nella società americana permeata da un razzismo strutturale.

Netherrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr 1.0.1

https://sondraperry.com/netherrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1-0-1

 

 

Il chromakey blue è dunque, come già specificato, ricorrente nelle installazioni dell’artista. In Typhoon coming on (ipertesto con l’opera nel sito di Perry), ad esempio, è presente nella versione esposta alla Serpentine galleries di Londra. Questa particolare installazione, riproposta da Perry in più occasioni e con una diversa distribuzione degli elementi per ogni spazio che l’ha ospitata, è un lavoro in cui entrano in gioco i raccordi della sua ricerca. In ogni versione le pareti a disposizione sono animate dalla proiezione di artificiali onde dell’oceano; quest’ultime ricavate dalla rivisitazione di un dipinto a olio di William Turner realizzato nel 1840. Utilizzando il programma Blender, più nello specifico lo strumento ocean modifier, l’artista riesce a ottenere movimento, ma il colore che le onde assumono, totalmente innaturale (di tonalità violacea), è il risultato di una post produzione fallimentare  poiché la texture originale non viene riconosciuta. Il colore è paragonabile a un segnale di allarme e viene spesso accostato nello spazio al sopracitato chromakey blue. Lo spazio tridimensionale è quello con cui Perry si interfaccia per la realizzazione delle sue installazioni, che si impossessano del vuoto circostante fino all’architettura.

Nel 2018 Typhoon coming on è stata installata all’Institute of Contemporary Art di Miami. E’ evidente l’importanza in questo caso del dialogo tra le proiezioni e alcuni attrezzi ginnici, elementi con i quali il pubblico è chiamato ad interagire. Una questione che preme Perry è infatti proprio quella del coinvolgimento, quasi un avvolgimento, nell’installazione e nelle atmosfere presenti nei suoi lavori. Nell’interazione con l’opera è richiesto dunque non solo uno sforzo mentale, ma soprattutto fisico, fondamentale per potersi interfacciare con la totalità dell’esperienza.

Questo  tipo di  sforzo e coinvolgimento diretto di un pubblico che si ritrova ad avere un ruolo davvero attivo si palesa più di tutti in una delle figure guida di Sondra Perry, ovvero Adrian Piper. Questa artista iconica afro americana  crea le sue opere le cui forme e contenuti coinvolgono lз fruitorз in un indexical present, fondamentalmente un momento di focus concentrato sull’immediato, sul qui e ora, una consapevolezza personale indirizzata a un momento particolare, un momento di contatto unico e speciale. A sottolineare l’importanza di questo desiderio di elevare unз semplice spettatorз a partecipante, un altro elemento nella versione americana dell’installazione: il divano plastificato. Un divano che l’artista presenta spesso e di cui si serve talvolta per introdurre altre esperienze sensoriali, come nel caso di and i’m telling you i’m not going (ipertesto con l’opera nel sito di Perry).

Un divano beige ricoperto da un telo di plastica spalmato di vaselina dentro e fuori, rialzato da quattro blocchi di cemento. Sulla seduta un paio di cuffie da cui si può ascoltare una registrazione della madre e la zia di Sondra Perry intente a cantare un brano gospel. La vaselina in questo caso è un chiaro impedimento, il contrario di un invito a sedersi, motivo per cui se si vuole davvero ascoltare bisogna essere pronti a patteggiare con l’invadenza della sostanza che non è né evitabile né facilmente rimovibile. Anche i mattoni di cemento sono tutt’altro che una certezza di stabilità in contrasto con il divano, simbolo per eccellenza dell’invito all’abbandono.

Ecco quindi il ritorno del tema dello sforzo, dell’invito all’immersione, in una composizione dove nulla è casuale; l’utilizzo della vaselina non può che riportare alla mente esperienze come quella di David Hammons, che per i suoi lavori ha spesso adoperato la vaselina e la margarina industriale; prodotti, in passato, largamente utilizzati dalla comunità nera per la cura personale.

 

 

Un altro prodotto industriale oggetto dell’interesse di Perry è stato il preparato per pancake “Aunt Jemima”, brand recentemente protagonista di critiche legate all’immagine stereotipata che viene utilizzata nei packaging. L’artista denuncia “Aunt Jemima” nella performance Sondra Perry & Associate™ Make Pancakes and Shame the Devil (ipertesto con l’opera nel sito di Perry), semplicemente facendone uso, anticipando la polemica sorta in seguito alle proteste del movimento Black Lives Matter del 2020.

Approfondimenti:

https://sondraperry.com/

https://vimeo.com/307269119 – In conversation: Sondra Perry & Hans Ulrich Obrist

http://www.adrianpiper.com/

https://www.ferris.edu/jimcrow/mammies/

Sondra Perry, Radici e cultura digitale pdf

Glossario:

La modellazione 3D, nella computer grafica 3D è il processo atto a definire una forma tridimensionale in uno spazio virtuale generata su computer; questi oggetti, chiamati modelli 3D, vengono realizzati utilizzando particolari programmi software, chiamati modellatori 3D, o più in generale software 3D.

Il termine Open Source viene utilizzato per descrivere un software che è disponibile al pubblico in forma di codice sorgente, non presenta restrizioni di licenza che ne limita l’uso, può essere distribuito e modificato dall’utente.

Blender è un software Open Source e multipiattaforma di modellazione, rigging, animazione, montaggio video, composizione e rendering di immagini tridimensionali e bidimensionali. Dispone inoltre di funzionalità per mappature UV, simulazioni di fluidi, di rivestimenti, di particelle, altre simulazioni non lineari e creazione di applicazioni/giochi 3D.

Adrian Piper è un’artista concettuale, femminista e filosofa attiva nella scena artistica newyorkese dei primi anni Settanta. Attraverso installazioni e performance negli spazi pubblici, il lavoro di Piper solleva spesso scomode domande sul razzismo istituzionale e l’emarginazione.