YOU CAN BE ANYTHING

  come Juliana Huxtable ha impiegato la metà degli anni di Barbie a portare questo messaggio

 

Juliana Huxtable è un’artista multidisciplinare nata a Bryan-College Station in Texas, il 29 dicembre 1987. Cresciuta in una terra caratterizzata da un forte tradizionalismo e suprematismo bianco, ha trovato sin dall’infanzia una via di fuga nell’arte, sognando una carriera da poetessa e pittrice. Attraverso la sua famiglia si avvicina alla religione e alla tecnologia, che influenzano la sua produzione artistica futura; la chiesa Battista è il primo contesto in cui JH sperimenta il concetto di comunità, il luogo in cui ha provato più disagio ma da cui,  al contempo, si è sentita più attratta. Grazie alla natura poetica dei testi biblici e della musicalità di cui l’ambiente è permeato nel momento delle letture e dei canti corali, Juliana è riuscita a sperimentare un primo senso di libertà. Queste esperienze sono ciò che la mantiene connessa alle sue radici, nonostante non sia più tornata nel suo paese natale, consapevole dei limiti e delle contraddizioni che vigono in determinate realtà come quella in cui è cresciuta. Per quanto riguarda l’approccio con la tecnologia, fondamentale è la figura di sua madre, ingegnere informatico, che l’ha introdotta a questa dimensione durante l’adolescenza.

L’artista ha così iniziato a costruirsi un’identità digitale che le ha permesso di evadere dal quotidiano e sperimentare nuovi linguaggi artistici; si approccia a vari software, tra cui Photoshop che l’affascina da subito perché  consente di giocare con la sua immagine, dapprima modificandola ingenuamente, poi plasmandola sempre più in modo cosciente. La scoperta di questi mezzi inoltre l’allontana in maniera definitiva dall’approccio artistico tradizionale trasmesso dalle lezioni di pittura del college, per dedicarsi poi a uno studio teorico sui cultural e gender studies. Questi studi l’aiutano a indagare e comprendere se stessa, l’artista nata intersessuale è stata indirizzata dai genitori verso il genere maschile durante la crescita, che non appartenendole aveva creato problemi conflittuali in un’età in cui il corpo è già di per sé un fardello da gestire.

Nel 2012 si trasferisce a New York, e grazie alle conoscenze acquisite durante gli studi teorici  trova lavoro come assistente legale presso l’ACLU (American Civil Liberties Union Foundation), ambiente in cui viene messa a disagio dal comportamento discriminatorio e carico di pregiudizi di alcuni colleghi (stereotipati ”uomini d’affari bianchi”) che non perdevano occasione di sottolineare che fosse troppo stilosa per stare in quel tipo di contesto, con il pregiudizio che la femminilità possa compromettere le capacità intellettive di una persona. Questo atteggiamento non veniva tenuto solo con lei, ma anche con altre donne e colleghɜ nerɜ che lavoravano nell’ufficio. La frustrazione nata durante le ore lavorative la porta ad esplorare Tumblr,  piattaforma dove si può trovare un senso della storia più veritiero, soprattutto della storia dell’arte, infatti JH racconta di avervi scoperto all’interno moltɜ artistɜ che sono statɜ poi di grande ispirazione per la sua produzione, permettendo di convogliare le sue diverse attitudini sperimentali (l’artista si definisce oggi post-Tumblr).

E’ su Tumblr che viene condiviso NERD, un lavoro testuale in risposta ai giudizi ricevuti quotidianamente in  ambito lavorativo. 

Parallelamente inizia a vivere la vita notturna newyorkese e si accorge che questo tipo di esperienza può essere un’occasione per ritrovare il senso di comunità che aveva già vissuto nell’ambito della chiesa battista, ma questa volta provando fino in fondo la libertà di essere se stessa. Inizia a fotografarsi, scoprendo il suo corpo come simbolo e lavorando su due dimensioni, reale e digitale. Compone, per esempio, particolari acconciature e inserisce artificialmente sfondi creando veri e propri paesaggi idilliaci che conferiscono nuove atmosfere agli scatti.  Alle foto vengono annessi dei testi, su cui vengono trascritte le riflessioni scaturite durante la realizzazione delle immagini, dunque ci troviamo di fronte a una pluralità di linguaggi che si manifesta in tutta la sua produzione. Nell’autoritratto Untitled in the Rage (Nibiru Cataclysm, 2013) dipinge il suo corpo e si presenta come una principessa nubiana, facendo riferimento a un credo ibrido nato nella regione della Nubia, in Africa; una commistione di religioni, fantascienza, egittologia e UFO. 

JH evoca una tipologia di ritratto propria di alcune comunità afroamericane, enfatizzando con orgoglio la sua blackness, allo stesso tempo assumendo una posa sensuale e ponendo un interrogativo sulle attitudini normative nei confronti del genere e della sessualità queer. La costruzione dell’immagine e delle scenografie ricordano in qualche modo le proposte sperimentali di Björk, la quale non si limita a modellare la sua figura ma crea delle vere e proprie situazioni, proprio come fa JH nelle sue performance. 

Nel 2013 entra nel collettivo House of Ladosha, che raccoglie una pluralità di linguaggi di diverse matrici, tra cui spicca quello musicale. Nel tempo inizia quindi a realizzare performance dove incorpora anche la musica, attraverso produzioni di altrɜ artistɜ da lәi remixate,  tra cui la sopracitata Björk, per poi creare un proprio progetto chiamato Shock Value, un programma di serate tramite il quale entra nel cuore della vita notturna e inizia a sperimentare e ad esibirsi come dj. Con Shock Value scopre l’utilizzo della voce che diventa un nuovo mezzo di espressione, distorta o inalterata, è protagonista delle sue tracce. L’utilizzo di questa  consente anche di dare un nuovo carattere alla sua produzione poetica, che come già accennato è stata la sua prima passione. Più precisamente JH realizza degli spoken word , libera flussi di coscienza, in parte autobiografici, in parte finalizzati a creare delle narrazioni evocative. It’s Get Better II ne è un esempio: realizzato nel 2014 presso l’Ukrainian National Home, presenta due testi accompagnati da un pianoforte ripercorrendo episodi relativi al suo vissuto in Texas, sovrappone immagini di momenti intimi a critiche ironiche e pungenti, indirizzate a un tradizionalismo esasperato. L’artista sceglie di toccare determinate tematiche in maniera diretta ma elegante, utilizzando lo spoken word per la sua forte connessione con la pratica dello storytelling (talvolta improvvisato), che è fortemente radicata nella cultura afroamericana. Il rap stesso, altra modalità espressiva legata alla comunità nera, è pura parola guidata dal ritmo, una dinamica narrativa che oltre ad avere importanza artistica ha spesso anche un peso politico. 

 

 

La performance che per antonomasia riflette l’estetica dell’artista è There Are Certain Facts That Cannot Be Disputed, proposta in un primo momento al Whitney nel 2014 e successivamente al MoMA, in occasione di un programma ispirato dal teoricә queer José Esteban Muñoz.  In questa occasione JH ha voluto astrarre la sua presenza fisica per farla riemergere attraverso il testo, le immagini e i diversi suoni.

In There Are Certain Facts That Cannot Be Disputed lɜ spettatorɜ una volta entratɜ nella sala teatrale vengono accoltɜ da una colonna sonora, composta dallә produttorә Virginia Elysia Crampton, mentre sulle pareti laterali che percorrono l’auditorium sono esposte pagine oversize e retroilluminate strappate da libri di storia antropologica, di cui alcuni passaggi sono evidenziati,  frammenti che trattano temi come razza e colonialismo. Gli atti della versione presentata al MoMa sono tre: Transition, Mourning e Avatars. Il primo atto incrocia video, spoken word e musica preregistrata; il corpo di JH condivide lo spazio con alcune clip di film come Marie Antoinette e Titanic ma il fine ultimo è quello di tracciare la storia visiva e il tipo di estetica che ci è sempre stata presentata, soprattutto tramite prodotti cinematografici antropologici; l’artista infatti si chiede: “In the film 10,000 B.C., why are cavemen speaking in British accents?”. Questo aspetto ambiguo, come afferma JH, si ricollega direttamente alla storia del colonialismo britannico.  

Mourning, fa riferimento al racconto della storia che JH ha trovato sulla rete e su ciò che percepisce da sempre come una sorta di oligarchia da parte di alcuni siti (per citarne uno, Wikipedia) che manipolavano e manipolano tutt’ora con forza la distribuzione delle informazioni, approfittando anche della chiusura di siti alternativi come Geocities, Angelfire o l’enciclopedia Africana, archivi che sono stati molto importanti durante la sua adolescenza. In questo secondo atto esprime il risentimento verso una concezione utopica della rete come spazio di informazione culturale equo. L’atto finale, Avatars, si concentra sul passaggio dal testo alla cultura visiva su Internet. L’artista fa riferimento a siti di condivisione di immagini come Tumblr, ma anche a videogiochi e alla cultura del cosplay come esempi di una nuova economia visiva che, per moltɜ, ha sostituito il testo come mezzo principale di trasmissione delle informazioni. JH pensa infatti che ci sia un certo potere nella giocosità e nella libertà che derivano da un’immagine di natura effimera ma che è al contempo potente perché più accessibile, più divertente. Per evidenziare questo aspetto, in Avatars l’artista include un video nel quale troviamo JH e lɜ suɜ collaboratorɜ divertirsi a simulare dipinti storici con l’ausilio di sfondi creati in modo approssimativo tramite il green screen, inscenando un combattimento con la spada (prendendo ispirazione dal videogioco Assassin’s Creed III basato sulla Rivoluzione americana). 

Nel 2020 l’artista si trasferisce a Berlino, città simbolo della musica elettronica, qui nelle vesti di dj, ritrova il senso di comunità che da sempre cerca. Questo contesto e l’arrivo della pandemia di Covid19 la portano a focalizzarsi maggiormente sulla dimensione musicale del suo lavoro. JH si dedica infatti alla realizzazione di dj set e alla diffusione in streaming di questi, collaborando, tra gli altri, con Black Lives Matter per cui ha realizzato un set appoggiandosi a una stazione radio berlinese. I suoi mix, reperibili su YouTube e SoundCloud, si possono definire tracce techno sperimentali, nelle quali vengono inserite parti vocali prevalentemente femminili. 

Qual è, in definitiva, il punto di forza di Juliana Huxtable? 

La sua attitudine, che le consente di muoversi tra diversi ambiti artistici, senza limitazioni e in un continuo stato di sperimentazione. Juliana Huxtable è pura contemporaneità perché l’identificazione in un solo mestiere, in un solo corpo, in un unico ruolo non è più necessaria. Per questo può essere paragonata a Barbie, perché può reinventarsi ogni volta che lo desidera, con la differenza che Barbie ha impiegato sessant’anni per veicolare uno slogan inclusivo e promuovere standard più vicini alla realtà.  

 

 

 

Tumblr:  Tumblr è una piattaforma di microblogging e social networking che offre la possibilità agli utenti di creare un blog dove postare contenuti multimediali. Tumblr è come un diario segreto dove avviene una comunicazione costante, i concetti sono contenuti dentro le immagini e in qualche modo raggruppano gli utenti che hanno esperienze di vita o pensieri condivisi. 

Spoken  word: utilizzo della voce fuoricampo in un contesto dove la voce diventa strumento narrativo, strumento registrato pronto per essere editato, tagliato e ricomposto in una situazione musicale di riferimento o artistica narrativa.

 

 

 HOUSE OF LADOSHA:  http://thehouseofladosha.com/ 

JULIANA’S TALK AT SCHOOL OF ART INSTITUTE OF CHICAGO: ttps://www.youtube.com/watch?v=eG5soJNJa4k&t=26h51s 

POST CYBERFEMINISM: https://migrosmuseum.ch/ausstellungen/producing-futures-an-exhibition-on-post-cyber-feminisms 

People of Color in European Art History:  https://medievalpoc.tumblr.com/  

PERFORMANCE There Are Certain Facts that Cannot Be Disputed: https://www.youtube.com/watch?v=2W2hpfKrtu4&t=1894s