Jordan Casteel è una pittrice figurativa americana nata a Denver, in Colorado, nel 1989. 

Durante il suo periodo di formazione, apre un blog composto da ritratti di grande formato dove vengono mostrati i volti, i costumi e gli spazi più intimi delle persone afro-discendenti, con cui ha condiviso la sua vita. Dopo essersi laureata, si trasferisce a New York per dedicarsi alla pittura ed attualmente è insegnante e assistente di pittura presso la Rutgers University.

La pratica di Casteel esplora l’umanità, la sessualità, l’identità e la soggettività e si basa sia su una relazione ossessiva con la pittura e il colore, sia sulla determinazione a spingere i confini dell’interpretazione. L’artista inizia a realizzare dipinti di uomini neri nudi e da qui la sua educazione all’arte ha preso il via, svolgendo ricerche approfondite e assorbendo il modo in cui il corpo maschile nero è sessualizzato e criminalizzato negli Stati Uniti,  realizzando quasi esclusivamente ritratti, in cui le figure presentano spesso tonalità della pelle variabili in base alla luce che circonda il soggetto delle fotografie, che scatta personalmente ai suoi modelli. Lз protagonistз vengono dipintз in varie tonalità di marrone, grigio, verde lime, blu navy e arancione chiaro; la posa e lo sguardo delle persone nelle sue opere sono altrettanto integrali al suo rapporto con il colore, mentre cerca continuamente di spingere il dialogo sulla blackness, mirando a stimolare il pensiero dellз spettatorз.

Tutte queste caratteristiche appaiono in maniera più approfondita nelle opere, esibite nelle sue tre mostre personali. La prima, intitolata “Visible Man”, viene inaugurata nel 2014 e presenta una serie di dipinti su larga scala raffiguranti uomini, perlopiù nudi, in vari spazi delle loro case. Nella mostra “Brothers”, del 2015,  riporta otto dipinti di grandi dimensioni di doppi ritratti. L’ultima mostra personale risale al 2017, nella quale Casteel continua la sua esplorazione della soggettività maschile nera che, a differenza della prima, posiziona i suoi soggetti in “interni complessi e ambienti urbani.” L’obiettivo dell’artista è quello di pensare attivamente a come creare una narrazione che sia in opposizione a ciò che significa avere uno sguardo diretto su come vivono nel mondo gli uomini neri e i loro corpi criminalizzati, maltrattati e sessualizzati, un posto dove non sono in grado di decidere come saranno coinvolti nella società.

 

Attraverso l’utilizzo di una macchina fotografica, Casteel vuole commemorare e onorare le persone nel contesto della pittura, come monumento vivente, chiedendo loro di posare per lei. In un’intervista rilasciata da Root nel 2018, Jordan afferma:

“Ho voluto portare le persone che hanno occupato le strade fuori dal museo in uno spazio che probabilmente non erano mai andate a visitare.  Quando le persone sentono che c’è posto anche per loro, so di aver realizzato il mio sogno”.

Una delle figure chiave per l’artista è sua madre, raffigurata nell’opera “Mom” (2013), che esemplifica ciò per cui il suo pensiero è riconosciuto, ovvero catturare la piena umanità dei suoi soggetti. La donna, i suoi vestiti e la sciarpa astratta con motivi floreali, drappeggiata sulle ginocchia, sono realizzati tramite una tavolozza calda e satura su uno sfondo colorato che richiama l’acquerello. Il ritratto documenta un momento di pace, ma allo stesso tempo di stanchezza.

La madre di Casteel è una figura potente nella vita di sua figlia e non solo. Presidente e CEO della Women’s Foundation of Colorado, è la prima donna di colore a guidare una fondazione nello Stato. Riconosciuta per una carriera che fornisce una voce e opportunità per donne, bambini, persone nere e persone economicamente sfortunate, è stata inserita nella Colorado Women’s Hall of Fame nel 2014.

“Barack” (2020) è un ritratto raffigurante Barack Obama, con il quale Jordan Casteel contribuisce all’intervista esclusiva per l’Atlantic  “Why Obama fears for Our Democracy” con l’ex presidente. Per l’artista, la sua figura è un punto cardine del suo percorso artistico e umano, sostenendo inoltre che, nel dipingere la somiglianza di qualcun, ci sia un altro livello di conoscenza. Durante l’intervista egli si dimostra speranzoso, dichiarando: “Quello che ho sempre creduto è che l’umanità abbia la capacità di essere più gentile, più giusta, più razionale, più ragionevole e più tollerante. Non è inevitabile. La storia non si muove in linea retta. Ma se hai abbastanza persone di buona volontà, disposte a lavorare per conto di quei valori, allora le cose possono migliorare.” Per Obama, la storia globale dell’America e di tutta l’umanità è un progresso discontinuo, e negli ultimi quattro anni, nulla sembrerebbe fargli cambiare idea. L’elezione di Joe Biden è la prova che l’America va avanti, ma la persistenza dell’animus razziale e del populismo guidato dal rancore, rappresenta la difficoltà di mantenere questo slancio positivo. “Barack Obama è, sotto molti punti di vista tutti noi e nell’averlo dipinto, lo sento più vicino a me.”

Soprattutto, l’enfasi è sull’individualità e l’umanità e nei suoi ritratti di grandi dimensioni, i soggetti ti guardano negli occhi, come si può notare nell’opera “Jonathan”(2014), che può essere ammirata al New Museum ed  esemplifica i fruttuosi esperimenti dell’artista con il colore. Con queste scelte, Casteel evoca predecessori come i pittorз afroamericanз  Beauford Delaney, Bob Thompson, Alma Thomas, Emma Amos, Lynette Yiadom-Boakye, Nina Chanel Abney e Tschabalala Self.

Queste caratteristiche si riflettono anche in “James”, dipinto per la prima volta da Jordan nel 2015, quando era residente allo Studio Museum. L’artista, sul suo sito Instagram, afferma inoltre: “Il primo giorno in cui ho preso la decisione di uscire e presentarmi alla gente in strada, lui è stato letteralmente la prima persona che ho incontrato ad Harlem.” Parlando di  “James”, esprime tutta la sua introspezione, ormai superata, che la spingeva ad aver timore di avvicinarsi all’uomo. L’opera presenta molteplici colori, che nella loro diversità, riescono a coesistere, creando un’atmosfera capace di fare immergere lз spettatorз nella scena. L’artista, inoltre, sottolinea la presenza di una luce quasi divina che illumina il soggetto. Il volto dell’uomo è carico di grande espressività.

Nel 2020, THE FALL FASHION ISSUE di American Vogue presenta Kerry James Marshall e Jordan Casteel, incaricati di realizzare la copertina per l’edizione di settembre. Allз artistз viene concessa una notevole libertà creativa che lз porta a dare vita a due ritratti ispirati alla moda molto diversi, riflettendo le loro pratiche individuali. Dato il generale disagio della nazione per la pandemia COVID-19, la polizia che continua ad accanirsi sulle persone in base al colore della pelle e le controverse elezioni presidenziali, Vogue dedica l’edizione alla “speranza”. Lз artistз sono vincolatз da un solo requisito:  il soggetto deve indossare un abito di uno dei quattro designer selezionati da Vogue.

Casteel, per il suo lavoro, sceglie una persona reale, la stilista Aurora James. Jordan dipinge la donna sul suo tetto di Brooklyn, che indossa un abito del marchio Pyer Moss. La sua posa, metà in piedi, metà seduta su uno sgabello alto, rende  complesso vedere la silhouette del vestito, che coinvolge metri e metri di seta azzurra. Prima di completare il ritratto di Aurora, che presenta grattacieli in mattoni rossi, case a schiera in arenaria e una chioma di alberi verdi, l’intero sfondo è blu. A parte la stessa modella e una fioriera in terracotta decorata con una faccia che si trova ai suoi piedi, tutto è blu. Il vestito, il cielo, il tetto, gli edifici e gli alberi in lontananza sono blu.  Abbozzati liberamente, tutti gli elementi hanno attributi astratti.

L’artista, durante un’intervista, dichiara: “Penso che il cielo sia pieno di infinite possibilità. C’è molta speranza in esso. I due uccellini accanto a lei sono un momento in cui penso al volo, l’opportunità di spostarmi verso nuovi spazi. La maggior parte delle finestre ha lo stesso blu che c’è nel cielo. Mi piace l’idea che la speranza del cielo sia contenuta all’interno di questo paesaggio urbano, che chiunque occupi quello spazio all’interno veda anche il cielo … Queste sono alcune delle cose a cui ho pensato mentre realizzavo questo ritratto in relazione alla speranza e tutte le cose che possono esistere al di là di dove siamo adesso.”

Jordan Casteel download pdf