Prende un comune tombino, un cassonetto, un cartello stradale e aggiunge un elemento del tutto inappropriato, che ne stravolge l’aspetto ed il messaggio. Questo è il modo in cui produce arte lo street artist milanese, che attraverso le sue opere intrise di ironia racconta molte caratteristiche della città e dei suoi abitanti. Ha fatto della città di Milano la sua tela, per fare degli interventi su oggetti metropolitani attribuendogli significati nuovi e cercando di stimolare la riflessione di chi li vede.

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Le sue installazioni hanno come temi principali la povertà e l’abbandono degli ambienti urbani, il consumismo, lo stress cittadino e il rapporto uomo-natura.Come ogni street artist, preferisce rimanere nell’anonimato e lascia alle sue opere il compito di comunicare con il mondo; basta uno spunto, un motivo ornamentale a cui l’occhio si è ormai abituato, per stimolare la creatività dell’artista e regalare nuova vita ad un rifiuto dimenticato o per rendere meno banale un comune arredo urbano. Uno degli ultimi progetti che lo vede coinvolto e che ha stupito molte persone si intitola Borderlife e si trova in alcune aree dismesse tra Lodi e Milano. Questo progetto consiste nel creare mini appartamenti nei tombini, arredati elegantemente e muniti di ogni confort. Se alcune criticità non si possono evitare, tanto vale renderle confortevolispiega Biancoshock. Un progetto provocante e difficile da realizzare, perché in pochissimo spazio ha dovuto scegliere pochi oggetti da inserire e ha puntato molto sulle piastrelle. Lui ha fatto questi interventi che denunciano, con lo strumento dell’ironia, le condizioni drammatiche dei senzatetto di Bucarest, Romania, che in oltre tremila vivono nelle fogne della città. Borderlife, infatti, vuol dire vita al limite, una vita di emarginati che sono costretti a vivere lontani dalla luce e che invece Biancoshock vuole far uscire allo scoperto, in modo che tutti possano aprire gli occhi sul disagio nel mondo.