Koby Barhad è un artista e designer londinese interessato ad analizzare vari aspetti della società, dall’eterno bisogno di quantificare e definire la vita, al concentrarsi sulle apparenze più che sulla sostanza.
Nel progetto All that I am, l’artista lavora sulla manipolazione genetica ed esplora le implicazioni etiche della clonazione. Barhad si sarebbe procurato il materiale genetico di Elvis Presley, una ciocca dei suoi capelli, in internet, per poi cercare una laboratorio genetico al quale far introdurre il DNA di Elvis dentro ai topi.
In seguito le cavie vengono testate in vari ambienti, cercando di ricreare alcune delle situazioni principali della vita del cantante, cosi da capire se nei roditori insorga qualche atteggiamento riconducibile a Elvis. L’artista qui si interroga se la nostra vita sia così facilmente quantificabile in una serie di condizioni ed eventi e quali siano gli aspetti della vita responsabili di renderci noi stessi.

Un’altra opera chiamata Archive of years to come, Barhad crea una macchina del tempo destinata ad accelerare l’invecchiamento dei libri. I volumi, rinchiusi in una camera sigillata, sono costantemente sottoposti a una lampada che emette radiazioni UVC e ad un alto livello di umidità. Questi elementi combinati fanno si che quattro ore dentro alla camera equivalgano ad un anno di tempo.

Barhad 3

L’idea gli è venuta notando come i tomi antichi siano esporti nei negozi come decorazioni, donandogli uno scopo diverso da quello per cui sono stati concepiti e rendendoli in un certo senso una forma d’arte. Questo porta l’artista ad interrogarsi sul valore della letteratura oggigiorno.
Ho trovato le opere di quest’artista affascinanti perché anche se di primo acchito le avevo considerate solo come provocazioni, hanno dimostrato di possedere una certa profondità e una volontà di analizzare la vita di oggi, con le sue imperfezioni e ipocrisie. Voi che ne pensate?
Qui il sito dello studio dell’artista